Aggiornato al: 22/10/2009

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INCREDIBILE ! IL CONSIGLIERE INTERROGA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA, LUI RISPONDE “A NOME DELLA LEGA NORD”.
Il 12 ottobre avevo inviato al Presidente Galli una interrogazione relativa alla volontà di CAI di abbandonare Malpensa e sulle prospettive occupazionali dello scalo varesino, anche alla luce delle dichiarazioni del Presidente della SEA, avv. Bonomi.  Sulle prospettive di Malpensa si era tenuta poi una conferenza stampa.
La risposta del Presidente della Provincia all’interrogazione esordisce con la frase “La Lega Nord ha sempre mantenuto una posizione coerente…”e via di seguito.
In qualità di Consigliere provinciale, avevo posto l’interrogazione al Presidente della Provincia e non  a uno dei tre partiti che compongono la maggioranza.  Poiché la forma è spesso sostanza, sembrerebbe evidente che su Malpensa conti di più la Lega che non la maggioranza o l’istituzione  Provincia, quasi che l’aeroporto sia la “riserva” di un partito. 
Questa è prassi assai “romana”, ed è poco credibile, a questo punto, il Presidente Galli quando imputa alla politica romano centrica il “dehubbing” (chiamare in inglese un fallimento è più fine) di Malpensa.  Ormai tutti sanno che nell’opporsi al piano Air France per l’acquisto di Alitalia la Lega  era in perfetta sintonia con gli altri partiti romani.  Tutti ricordano il perfetto allineamento della Lega con la prassi molto “romana” di svendere agli amici degli amici le parti sane di Alitalia facendo pagare ai contribuenti italiani, e quindi anche ai lombardi, i buchi accumulati dalla compagnia di bandiera.  Nessuno ha poi dimenticato che durante l’agonia di Alitalia, la Lega correva a sedersi sulle poltrone romane (e ben retribuite).  Si sono tenute (e pagate) elezioni provinciali a soli dieci mesi da quelle precedenti del 2007 perché il neo-presidente Reguzzoni, della Lega, volle essere eletto a Roma, a suo dire per salvare Malpensa.
In realtà si pensava che Malpensa fosse un’equazione facile:  posti di lavoro in cambio di voti, ma evidentemente l’equazione aveva qualche incognita di troppo, che ha drammaticamente fatto fallire tutto il disegno.
In questo fallimento ci sono però in mezzo i lavoratori, le famiglie, il futuro di tanta gente che aveva affidato al lavoro in aeroporto una prospettiva di vita.  
Molti lavoratori, mai assunti, hanno visto poi tramutarsi la precarietà in disoccupazione, ed è questo un aspetto che aggiunge un ulteriore motivo di criticità. Finiti (per ora) i tempi  nei quali qualche politico girava profetizzando 70.000 (settantamila!) posti di lavoro nella grande Malpensa, oggi si devono fare i conti con un fallimento, che per molte famiglie vuole dire fatica, rinunce, a volte indigenza. E questo sarebbe meglio averlo presente, di questi tempi.
Ci sono prospettive per il futuro di Malpensa, dice il Presidente Galli (o la Lega Nord) nella parte finale della risposta. E chi non condivide tale speranza? Ma il quadro occupazionale della provincia è  drammatico.
Le prospettive future devono fare tesoro delle esperienze fallimentari del passato. Ecco perché ribadisco ancora una volta le tre caratteristiche che dovrà avere il futuro di Malpensa: 
1) La sostenibilità ambientale e territoriale dell’ aeroporto, che deve convivere con le decine di migliaia di abitanti che la circondano.
2) Il lavoro, che deve essere continuativo, sicuro, dignitoso e professionale, al riparo dei ricatti di “padrini” di ogni specie.
3) La programmazione territoriale ed economica sia finalmente depurata dalla propaganda del facile consenso o di annunci eclatanti, smentiti poi da una realtà ben più dura.  I settanta milioni di passeggeri, oggi profetizzati per Malpensa, ricordano troppo gli aerei di Mussolini…

                                                                               Giampaolo Livetti – Consigliere Provinciale

 

CAI- NO MALPENSA

Il sottoscritto Giampaolo Livetti, consigliere provinciale,
-avendo letto su alcuni organi di stampa la notizia che il Presidente CAI-Alitalia avrebbe dichiarato la volontà della stessa Compagnia di escludere lo scalo di Malpensa da gran parte delle rotte, preferendo altri aeroporti per l’approdo a Milano
-memore dei proclami che le forze politiche varesine avevano annunciato in campagna elettorale circa “l’andare a Roma per salvare Malpensa”
-memore degli ingenti capitali sborsati dai contribuenti italiano (dunque da tutti noi) per garantire una Compagnia italiana nel panorama aeroportuale mondiale
                                               CHIEDE
Quali iniziative intenda intraprendere la Provincia di Varese per contrastare la presunta scelta di CAI-Alitalia, e soprattutto per salvaguardare l’occupazione in quella che per anni era stata sbandierata come la principale fonte di sviluppo e di benessere dell’intera Provincia.
Certo in un sollecito riscontro della presente, è gradita l’occasione per inviare distinti saluti.
Ferno, 10 ottobre 2009

                                                                                                                Giampaolo Livetti

 

 

INSERIMENTO SCOLASTICO MINORI

Il sottoscritto Giampaolo Livetti, consigliere provinciale
-venuto a conoscenza  da colloqui informali con operatori del settore che l’inserimento scolastico dei ragazzi affidati dal Giudice alle comunità comporta talvolta qualche problema
-che il quadro reale di tali inserimenti non risulta semplice, poiché una sentenza può essere emessa ad anno scolastico inoltrato, il trasferimento avviene da zone comprensibilmente lontane da quelle dell’ambito familiare, i numeri di alunni per classe tende ad aumentare annualmente per le note scelte di bilancio
-che a parere dello scrivente comunque l’attenzione al ragazzo, già sfavorito da un vissuto tanto complesso, debba prevalere su ogni altra considerazione, anche per dare attuazione al dettato costituzionale che garantisce a tutti i cittadini il diritto all’istruzione


                                                 CHIEDE
-che in una prossima Commissione Politiche sociali il tema venga trattato in un punto all’OdG  a livello quantitativo (numero di minori, di comunità,ecc.) a livello qualitativo (successo scolastico, ore  di sostegno, eventuali difficoltà di inserimento ad anno iniziato ecc.) e a livello legislativo (norme vigenti e loro applicazione).   Se fosse possibile, ritengo preziosa la presenza di un rappresentante del C.S.A. di Varese.
Nella certezza che la presente richiesta venga evasa con la consueta attenzione che l’Assessorato rivolge alle problematiche dei minori in difficoltà, mi è gradita l’occasione per inviare distinti saluti.
Ferno,10 ottobre 2009

                                                                                                    Giampaolo Livetti

 

 

I  PIANI DI GOVERNO DEL TERRITORIO IN PROVINCIA DOI VARESE
OTTOBRE 2009

Nell’aprile 2008 la Regione Lombardia ha prorogato di un anno l’approvazione del PGT comunali:  evidentemente le complessità della l.r.12  e la sua applicazione autentica non consentivano il rispetto delle scadenze originariamente previste.
Alla fine di settembre 2009, a 6 mesi circa dalla nuova scadenza (e dalle consultazioni elettorali regionali) la situazione dei PGT in provincia di Varese è la seguente:
- 8 comuni, per un totale di 56.925 abitanti, pari al 6,5 circa della popolazione complessiva, risultano avere approvato il PGT, che dunque è operativo.
- 23 comuni, per un totale di 82.083 abitanti, pari al 9,5 dei residenti totali della Provincia, non hanno ancora avviato le pratiche per l’adozione del PGT e dunque dispongono ancora di PRG.
-La grande fascia dei comuni ha il  PGT in itinere, e 10 di essi lo hanno adottato con una delibera di Consiglio Comunale.  Occorre dire però che dei rimanenti 100 comuni alcuni si sono affrettati in questi giorni alla adozione consiliare, al fine di poter accedere a contributi regionali per le spese di redazione del Piano stesso.  La situazione della finanza locale, indubbiamente, comporta qualche affanno di bilancio anche nel saldo delle parcelle professionali relative alla redazione del PGT, della VAS, degli studi idrogeologici allegati.
I comuni più grandi della Provincia (Varese, Busto, Gallarate, Saronno, Castellanza), non hanno ancora effettuato il passaggio di adozione consiliare.  Evidentemente gli interessi economici non sono ancora stati composti del tutto, per cui ufficialmente il PGT è avviato, ma in fase di elaborazione.
Si stanno insomma aspettando grossi interventi infrastrutturali (Pedemontana, Terza Pista, Expo 2015) con l’inevitabile ricaduta edificatoria che attiene la residenza, il commerciale, il terziario.  C’è un piccolo ostacolo: il territorio è già stato quasi completamente utilizzato: Saronno ha una densità di 3502 abitanti a Kmq., Gallarate 2391, Castellanza 2106, Busto 2640, e i comuni che collegano i centri maggiori costituiscono un continuum urbanizzato densamente abitato. Sugli ultimi brandelli ancora inutilizzati di suolo è logico si scateni una serie di appetiti contrapposti, da governare.
Nei comuni piccole del nord della Provincia, invece, dove le pressioni sono meno forti o del tutto inesistenti, i PGT fanno scelte di sviluppo limitate a zone specifiche, spesso con 3,4 interventi chiamati con numeri diversi anche se in zone limitrofe, assumendo spesso conformazioni di pochi mappali alla volta, in ossequio alle singole proprietà e rinunciando a una pianificazione di area più vasta (d’altro canto, se deve essere governo non è detto debba essere anche pianificazione…)   La situazione finanziaria di questi comunelli, infatti, riduce l’ente locale a sperare che qualcuno faccia qualcosa, purchè sia, e dare così ossigeno al bilancio.
Il governo del territorio comunque è reso ancora più incerto dalle possibilità di perequazione previste dalla legge 12.  Poiché un intervento rilevante sul territorio comunale (ad es. un centro commerciale)può determinare ricadute importanti sul bilancio di quel comune e disagi notevoli per i centri vicini, alla politica del tappeto rosso steso agli interventi invasivi, ma remunerativi dovrebbe sostituirsi una programmazione perequativa sovra comunale.  Vecchia utopia, quella della pianificazione intercomunale, che dovrebbe diventare operativa nel caso in cui qualche istanza superiore (la Provincia?) decida di diventare soggetto protagonista.  La partita della perequazione è ricca, e non è escluso che soggetti forti, pubblico-privati, si sostituiscano alla pianificazione comunale, proponendo interventi perequati di area vasta.
L’urbanistica contrattata dei P.I.I. si trasformerebbero in piani intercomunali, rendendo in pratica i PGT documenti efficaci semmai per il solo piano delle regole, in quanto le decisioni generali di utilizzo del territorio ei sevizi relativi sarebbero “governati” da disegni “superiori”.
Ferno 6 ottobre 2009
                                                                                                                  Giampaolo Livetti

 

 

FORSE GIUGNO,  FORSE SETTEMBRE…


Mi è stata recapitata la risposta alla interrogazione sulla Stazione Ferno-Lonate.  E’ a firma  dell’Assessore alla Viabilità e Trasporti della Provincia, Aldo Simeoni.  Dice:” In risposta all’interrogazione del 23 marzo 2009 comunico che l’Assessore regionale Raffaele Cattaneo ha richiesto che, entro il prossimo mese di giugno, sia attivata la navetta tra le stazioni FS di Busto Arsizio e Malpensa, con apertura anche della stazione di Ferno-Lonate Pozzolo.  FS e le  Nord hanno segnalato alcune difficoltà relative al segnalamento sulla linea, difficoltà che potrebbero differire al mese di settembre l’inizio del servizio.”
Se non è giugno, sarà settembre.  Gli  abitanti dei comuni che sono a ridosso della stazione e che quotidianamente per lavoro o per studio devono andare a Gallarate, a Vanzaghello o a Busto per prendere il treno   sono impazien6ti di usare questa stazione “inaugurata” quasi 10 anni fa.
Mi permetto di riproporre un problema che avevo già sollevato qualche anno fa: siamo sicuri che, dopo tutto questo tempo , basti aprire la porta di ingresso e la stazione è in condizione di funzionare?  Bagni disastrati, infiltrazioni di acqua dalla copertura, pavimentazione da sistemare, parcheggi inesistenti…Ci sono i soldi per queste sistemazioni? Quanto tempo ci vorrà per eseguirle?
Giugno è il mese prossimo, settembre è alla fine dell’estate. Speriamo che la richiesta dell’Assessore Cattaneo venga debitamente sostenuta.  Chi vede la stazione, monumento alla “mobilità” della Provincia, non è granchè ottimista
Ferno, 2 maggio 2009
                                                                                                         Giampaolo Livetti 

INTERROGAZIONE URGENTE CON RISPOSTA SCRITTA


Il sottoscritto Giampaolo Livetti, consigliere provinciale, premesso che:
-il 20 ottobre 2003 inviavo al Presidente della Provincia di Varese quale primo firmatario e proponente una mozione al Consiglio in merito alla stazione Ferno-Lonate sulla tratta Saronno Malpensa delle FNME
- in una successiva seduta il Consiglio provinciale approvava all’unanimità la sopraddetta mozione, nella quale si chiedeva un servizio navetta tra Saronno e Malpensa,  con motivazioni ancora oggi sostenibili
-nel maggio 2006 riproponevo quale primo firmatario lo stesso problema al Presidente della Provincia di Varese, in considerazione del fatto che alle assicurazioni a suo tempo fornite non era seguita una effettiva operatività del servizio. Nella stessa Comunicazione chiedevo altresì che l’Ente gestore del servizio effettuasse un sopralluogo alla struttura, mai aperta da anni (già allora),  al fine di quantificare i costi di adeguamento e manutenzione derivanti dall’inutilizzo di un edificio comunque complesso
-nella stessa istanza del maggio 2006 chiedevo l’attivazione di un tavolo che affrontasse con i soggetti interessati l’annoso problema di una stazione inaugurata nel 1999 e mai aperta, problema che assumeva (già allora) aspetti “sconcertanti” che venivano dal sottoscritto inutilmente denunciati in più sedi e in varie occasioni
In considerazione del fatto che dal maggio  2006 alla data odierna si è assistito ad un intreccio di interviste- esternazioni a più livelli istituzionali, nelle quali alternativamente si dichiarano rinvii “a tempi migliori” oppure aperture della stazioni “entro qualche mese”
                                             CHIEDE
Se la Provincia non intenda farsi carico presso FNME, Regione Lombardia ed eventuali altri Enti responsabili della conoscenza di un quadro certo circa i tempi, i costi, le modalità della “eventuale” (qui l’aggettivo non è retorico) apertura della stazione Ferno-Lonate, per sapere se e quando questa struttura potrà fornire il servizio  per la quale è stata costruita.
Certo nell’interessamento al problema, mi è gradita l’occasione per inviare distinti saluti.
Ferno, 23 marzo 2009

 

 

INTERROGAZIONE URGENTE CON RISPOSTA SCRITTA

Dal 1° giugno 2009 sembra che il finanziamento del fondo INPS, istituito con i ristorni dei lavoratori  frontalieri, sarà sospeso.  Tale fondo è destinato all’attivazione di provvedimenti a sostegno dei lavoratori interessati da crisi occupazionale, oggi in grande aumento anche in Svizzera e particolarmente nel Canton Ticino, zona nella quale storicamente lavora una parte importante di cittadini della Provincia di Varese.
-tale fondo risulta di una certa consistenza, essendo stato accantonato per gli anni passati in un clima di congiuntura favorevole, e dunque pochissimo utilizzato.
-sussistono iniziative volte a destinare i fondi giacenti per finalità diverse da quelle per le quali il fondo è stato istituito  e  arricchito in questi anni, mentre proprio adesso si potrebbe  mettere mano a quanto accantonato, per ammortizzare la crisi che potrebbe colpire anzitutto i frontalieri, categoria a rischio più di altre nel panorama occupazionale elvetico.
                                                CHIEDE
-quali iniziative intenda mettere in atto la Provincia per garantire ai cittadini frontalieri in difficoltà lavorativa l’utilizzo degli ammortizzatori sociali accantonati nel passato.
-che l’argomento venga discusso quanto prima possibile nella Commissione lavoro e formazione della Provincia, con il coinvolgimento delle Organizzazioni sindacali dei Frontalieri, che hanno già richiesto il sostegno degli Enti Locali.
Certo nell’attenzione al problema, si inviano distinti saluti

Ferno, 28 febbraio 2009

 

GIAMPAOLO  LIVETTI    -   CONSIGLIO PROVINCIALE DEL 23 FEBBRAIO

Già nell’ultimo consiglio si erano affrontati i temi della crisi di Malpensa e più in generale quelli connessi con la crisi economica. Vorrei aggiungere sinteticamente alcune considerazioni che, mi auguro, diventino oggetto di un futuro confronto.

Anzitutto : in cosa questa crisi è straordinaria?  Nella portata dei numeri in campo, oppure nelle implicazioni di natura non strettamente economica che essa comporta?  E’ insomma una crisi economica ciclica, solo un po’ più forte, oppure dopo questa crisi le condizioni complessive saranno cambiate?

Probabilmente una cosa e l’altra.  E’ per questo che, forse, varrebbe la pena di pensarla come ad una crisi di crescita, come quelle che hanno senz’altro attraversato i nostri figli.   L’incoscienza della “stupidera” non vuole regole, per cui questo mercato in crescita tumultuosa dichiarava di sapersi regolare da solo. Persino l’esperienza genitoriale viene contestata, per cui questi ragazzoni cresciuti troppo in fretta  professavano la prevalenza del mercato sullo Stato.  Come spesso accade, si sbatte violentemente contro la realtà, e allora si comincia a ragionare, a farsi consigliare, a farsi aiutare (magari dallo Stato).Questa è, secondo me, l’unica prospettiva per affrontare questa crisi: considerarla una crisi di crescita, dalla quale uscire rafforzati, con gli anticorpi per affrontare le prove future. E allora due impegni: che la cura sia improntata ad equità e a sostenibilità. Equità.  Se pensiamo che si possa superare la crisi senza una redistribuzione delle ricchezze, senza ripensare a un nuovo modello globale di fruizione delle risorse, ci prepariamo ad una crisi lunga, traumatica, che frantumerà i rapporti sociali, anche a casa nostra. Si può dichiarare che i conflitti non ci sono, ma in qualche modo poi emergono;  a pagare sono  sempre i più deboli, e noi non siamo fortissimi. Sostenibilità. Se pensiamo si possa ancora crescere senza coniugare lo sviluppo alla sostenibilità di tempi e di spazi (temi “pesanti”, ma non più rimandabili) prepariamoci a contraccolpi pesanti.Niente di rivoluzionario: l’Europa ci suggerisce come valutare l’impatto di alcuni interventi sul territorio. Forse però non siamo  ancora convinti che il territorio sia come un organismo vivo, con funzioni vitali  simili a quelle umane. Prendiamo la cartografia delle nostre zone, che individua la densità insediativa, i flussi di traffico, la concentrazione di funzioni:  se questo grafico fosse la scintigrafia di un nostro organo vitale correremmo da un medico e cambieremmo stile di vita. (I soliti esagerati prenderebbero appuntamento da un notaio per dettare le ultime volontà) Invece sembra che lo sviluppo del territorio sia riempirlo sino al collasso. No, se dobbiamo uscire dalla crisi dobbiamo coniugare sviluppo e qualità.                                            

 E chi l’ha detto che la qualità non possa essere anche un settore di riconversione industriale, di economia, di reddito, di benessere materiale ?  Certo, ne dobbiamo fare ancora molta di strada per essere all’altezza di questa sfida.  Anche la politica preferisce talvolta le scorciatoie dei giochi propagandistici all’impegno della razionalità e della responsabilità.Riusciremo a superare in breve tempo questa crisi, che ci si augura sia un crisi di crescita?                              

Da gramsciano e da accidioso credo che occorra un cauto pessimismo e una paziente volontà.

 

INTERROGAZIONE URGENTE CON RISPOSTA SCRITTA

Il sottoscritto GIAMPAOLO LIVETTI, consigliere provinciale
Premesso che:

  1. Da qualche anno il tessuto produttivo della Provincia di Varese deve affrontare le sfide della globalizzazione, che producono anche in queste settimane pesanti tagli all’occupazione e un sostanziale arretramento del modello socio-economico dei nostri territori.
  2. –Da tempo le forze politiche della Provincia hanno identificato nella innovazione e nella ricerca la prospettiva per un rilancio del tessuto produttivo varesino.
  3. –Da tempo si è identificato nell’università e nei poli di eccellenza della ricerca, presenti in provincia, i soggetti da far interagire con le categorie imprenditoriali, artigianali, sindacali in modo da costituire la indispensabile “rete”di conoscenze e competenze per ricercare ed innovare.

Nella constatazione che, invece,
-Il Polo Scientifico-Tecnologico di Busto Arsizio, sostenuto dalla Provincia come attore importante per le funzioni sopra menzionate, “non serve più” (“La Prealpina” de 2 ottobre 2008).
–La situazione occupazionale in provincia registra costanti cedimenti nei settori storicamente in affanno, cui si aggiungono prospettive certo non rosee per Malpensa,  la maggiore occasione di lavoro di molti centri del Sud della provincia.
-Le progettate e propagandate modernizzazioni dell’Università dell’Insubria in termini di strutture sono ancora lontane dall’essere efficienti, e con buona pace delle recenti dichiarazioni di alcune autorità accademiche varesine, tendenti a minimizzare le carenze, a mio modesto parere la città di Varese è certamente sede di Università, ma non ancora città universitaria.
–La legge 133/2008 non prevede certo risorse all’università, riducendo sensibilmente il fondo ordinario, bloccando il tourn over dei docenti, alzando probabilmente le tasse universitarie e tentando di consegnare ideologicamente la libertà del sapere e della ricerca ai privati, proprio nel momento in cui la liberalizzazione ideologica della finanza, predicata negli anni passati, ricorre ai soldi pubblici per ripianare le sue malefatte.
 Tutto ciò premesso e constatato, chiede:
 iniziative istituzionali e quali interventi operativi intenda mettere in atto la Provincia di Varese per assumere, senza ritardi ulteriori, un ruolo di coordinamento dei soggetti presenti sul suo territorio nella costruzione della tanto auspicata “rete”, strumento forse unico per non assistere al quotidiano stillicidio della perdita di posti di lavoro, per la promozione e non la mortificazione delle intelligenze dei nostri ricercatori e universitari, per invertire insomma una tendenza socio-economica cui la nostra Provincia ha ancora la forza per reagire.
Certo nella considerazione dei complessi quesiti sollevati, ma nella disponibilità a collaborare pure modestamente ad affrontare questo problema che è di tutti noi, mi è gradita l’occasione per inviare distinti saluti.
Ferno, 30 ottobre 2008

 

COMUNICATO STAMPA DI LIVETTI SULLA CARTIERA DI BESOZZO

Il Consigliere provinciale Giampaolo Livetti interviene sulla preoccupante vicenda della cartiera di Besozzo occupata dai lavoratori che in 180 rischiano il posto.
“Anzitutto le istituzioni a livello locale, provinciale e regionale devono esercitare la più grande pressione per intraprendere tutte le misure atte a ricomporre uno strappo pesante della situazione occupazionale della zona”.
“Occorre” continua Livetti “ l’insediamento immediato di un tavolo di trattativa con la proprietà dal quale emerga la situazione reale dell’azienda, che non sembrerebbe soffrire di gravi ritardi tecnologici e produttivi nel settore in cui è impegnata”.

Secondo Livetti si impone poi una considerazione logica dopo il succedersi molto frequente di storie analoghe a quella della cartiera di Besozzo: quando il mercato “si regola da solo” salva i profitti sicuramente, ma sacrifica spesso gli uomini, le loro famiglie, la loro sicurezza economica, i loro diritti. Pare insomma che in questa regola l’uomo sia una fastidiosa appendice della macchina che produce il prodotto da vendere.

“Per queste ragioni” conclude “ho inviato in data 22 maggio una richiesta di convocazione urgente della commissione lavoro della Provincia, che metta all’Ordine del Giorno la situazione della cartiera di Besozzo. Ci attendiamo quindi che tutte le forze politiche e istituzionali facciano la loro parte per la salvaguardia dei posti di lavoro e del sito produttivo”.

 

 

INTERROGAZIONE URGENTE CON RISPOSTA SCRITTA

Il sottoscritto Livetti Giampaolo, Consigliere Provinciale
Premesso che:

  1. La cava in località la Faraona nel comune di  Travedona Monate, inserita nel Piano Cave della Provincia di Varese per una iniziale attività estrattiva ventennale di 3.800.000 mc, dovrebbe aumentare, ai sensi del Piano Regionale Cave, a 6.780.000 mc l’estrazione di materiale
  2. Tale incremento, con il contestuale collegamento alla miniera di S.Marta al confine con il Comune di Ternate, annullerebbe la fascia di rispetto prevista dal Piano Provinciale tra cava e miniera e coinvolgerebbe in modo determinante il bacino imbrifero del lago di Monate, con probabili conseguenze anche per il lago di Comabbio (v. richiesta di riesame delle osservazioni al Piano  Provinciale da parte del Comune di Travedona – 24 maggio 2008)
  3. L’incremento di cavato determinerebbe sensibili modifiche al paesaggio dell’intera zona, con conseguenze su strade comunali e percorsi ecologici coincidenti col sentiero internazionale “Europa Uno”, vanificando inoltre il possibile progettato ripristino finale del fronte nord della miniera.

Tutto ciò premesso chiede

  1. Quale ruolo istituzionale abbia ricoperto, oppure quali decisioni siano state notificate alla Provincia di Varese  e quali risposte abbia fornito la stessa Provincia alla Regione Lombardia in merito al sostanziale raddoppio delle previsione di escavazione della Cava di Travedona-Monate
  2. Quali azioni si intendono intraprendere per definire un quadro conoscitivo e un’eventuale azione di ridimensionamento della previsione regionale inmerito
  3. Come si intenda coinvolgere le Autonomie Locali nella garanzia dei caratteri ambientali, paesaggistici e morfologici di questa zona, segnalata come caratteristica  e da preservare anche dal PTCP della Provincia di Varese.

Distinti saluti.

Ferno, 7 giugno 2008

 

INTERROGAZIONE URGENTE CON RISPOSTA SCRITTA

 Il sottoscritto Giampaolo Livetti, consigliere provinciale,
Premesso che:
-da qualche mese vengono pubblicizzate a mezzo stampa notizie relative ad un progetto di centrale per la fornitura di energia derivante dalla combustione di olio di palma, da realizzare in territorio dei Comuni di Castellanza e Olgiate Olona
-i Sindaci dei due Comuni coinvolti avevano espresso, sempre sui media che si occupavano del problema, riserve circa il progetto di centrale
                                               CHIEDE

  1. Se esista documentazione in Provincia circa il progetto di centrale per la combustione di olio di Palma nei Comuni di Castellanza e Olgiate Olona
  2. Se alla Provincia di Varese risultino richieste per analoghi impianti di produzione di bioenergie
  3. Se la Provincia di Varese non debba valutare l’opportunità di dotarsi di linee guida o di uno strumento (pure non obbligatorio) quale il  Piano Provinciale dell’Energia,  che programmi  uno sviluppo equilibrato e controllato della Provincia stessa.

Distinti saluti.
Ferno, 7 giugno 2008

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